Cos'è il panslavismo, dove nasce e perchè fu abbandonato

Buongiorno a tutti lettori! Mi scuso un’altra volta per le mie assenze di questo periodo ma sarà così ancora per un paio di mesi; in ogni caso, cerco di essere presente quando mi è possibile.

L’idea per questo post nasce in seguito a delle critiche che, tempo fa, mi sono state mosse durante una discussione, in cui una ragazza aveva attaccato il mio modo di considerare gli slavi un unico enorme popolo (cosa che comunque tendo a non fare, dato che ogni popolazione definita slava è diversa dalle altre, ma dopotutto, ognuno capisce ciò che vuole capire), quando in realtà, gli slavi, storicamente parlando, non sono quasi mai andati d’amore e d’accordo tra di loro… basti pensare alla guerra tra Russia e Polonia, o a quelle tra gli Stati dell’ex Jugoslavia, fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui c’è in corso una guerra tra Russia e Ucraina: tutti popoli slavi ma tutti in conflitto tra loro. Come mai allora, esistono tante persone, tanti blog, tanti siti, che tendono a considerare gli slavi come un’unica e grande famiglia? Che tendono a fare leva sui tratti comuni che vi sono tra queste popolazioni e non sulle differenze o sugli aspetti di disaccordo tra esse?

(Mappa molto dettagliata delle varie popolazioni che noi chiamiamo slave)


Prima di arrivare al punto focale del nostro discorso, dobbiamo fare una precisazione importante: oggi viviamo in un’Europa per lo più pacifica (se non consideriamo la guerra sovra citata) e questo fa si che i giovani slavi siano più portati ad avere meno odio tra loro: basilarmente, se un anziano polacco ce l’ha a morte coi russi ancora oggi è perché ha sofferto la dittatura di stampo sovietico, mentre un giovane polacco, nato dopo gli anni ’80 e che, di conseguenza, non ha subìto la dittatura comunista, non avrà alcun odio nei confronti di un giovane post sovietico, o comunque sarà mitigato. Idem per le popolazioni balcaniche, il mio ragazzo serbo non ha problemi con i giovani croati (a meno che questi, ovviamente, non siano di parte e lo attacchino perché serbo…purtroppo le mele marce ci sono ovunque), certo, conosce la storia della Jugoslavia, ma questo non gli impedisce di andare d’accordo con i discendenti di chi ha fatto la guerra, che oggi non ha alcuna colpa. Già con questa breve premessa capiamo perché esistono tanti gruppi, tante pagine social (Slavorum, Squatting Slavs in Tracksuit, Scenic Depictions of Slavic Life, tanto per citarne alcune che troverete facilmente su Facebook o Instagram) che tendono, attraverso una serie di meme e articoli stereotipati e simpatici, ad accumunare tutte le popolazioni dei Paesi slavi, ma anche a creare flames e dissings che portino a discussioni tra le varie Nazioni, giocando appunto su stereotipi e modi di fare particolari di questo o quell’altro popolo.

(Logo di Slavorum)



Sappiate però, che questo sentimento di pseudo fratellanza tra i popoli slavi non è nato solo dopo gli anni ’90, ma molto prima, precisamente nel XIX Secolo.
Per parlare di ciò è bene sapere che il termine slavo, oggi, identifica una persona che appartiene al ramo etno-linguistico degli slavi, ovvero una popolazione che, assieme a quella proto-baltica, sembrerebbe essere originaria dell’Europa nord-orientale. Nel corso dei secoli, questa popolazione si è frammentata  e si è sparsa un po’ in tutto il Continente, mischiandosi con altre popolazioni e dando vita a più popoli distinti: i bulgari, ad esempio, sono originari da un mix tra slavi e medio orientali, gli ucraini e i russi sono un misto con i tatari, più si va a est, più troviamo mescolanze con varie popolazioni asiatiche; i cechi hanno sangue in parte germanico, mentre alcuni slovacchi e alcuni serbi condividono DNA magiaro e dacico, ecco spiegato anche perché lo slavo non sempre ha, come da immaginario comune, la pelle candida, i capelli biondi e gli occhi azzurri!

(Gruppo di ragazze ucraine: come potete notare, all'interno di una nazione slava, possiamo trovare eterogeneità, persone coi tipici tratti associati agli slavi e persone con tratti che associamo ad altre realtà, come quella medio orientale ad esempio)


Ma se i tratti genetici ed estetici ci dicono che gli slavi si sono suddivisi, una cosa è rimasta loro comune: la lingua. A questo argomento ho dedicato una serie di post precedentemente, se li avete letti, saprete che tra le varie lingue slave esistono fortissime correlazioni, saprete da dove, bene o male, derivano tutti i vari idiomi, che chi sa una lingua slava, automaticamente capisce le basi delle altre: io per prima, che so il russo, ci ho messo solo due mesi a capire passivamente la maggior parte dei discorsi in serbo che sentivo a casa del mio ragazzo, oggi so instaurare una piccola conversazione, posso capire il ceco, il polacco, il ruteno e lo slovacco se parlati lentamente. Ed ecco quindi perché ancora oggi, sebbene migliaia e migliaia di anni fa, i proto slavi si siano mescolati ad altre popolazioni, dando vita a diversi nuclei, si tende a parlare di slavi facendo riferimento a tutti coloro che parlano una delle 12 lingue slave e si tende a considerare tutte queste persone come ‘cugine’ (un po’ come gli italiani sono ‘cugini’ dei francesi e degli spagnoli). Possiamo anche dire che, nonostante le differenze, esistono anche dei tratti comportamentali e culturali simili tra le varie popolazioni slave, così come esistono tratti comuni tra italiani e francesi, tra tedeschi e austriaci, tra olandesi e danesi, derivanti da un passato di conquiste e dominazioni degli uni sugli altri territori e dalla vicinanza tra essi. In conclusione quindi, quando chiamiamo una persona slava è perché questa proviene da un Paese in cui la lingua e la cultura sono identificate come slave, non perché essi siano uguali in tutto. Ed è proprio da ciò che nasce l’idea del panslavismo.


(Un semplicistico albero genealogico delle lingue slave principali) 


Ideatore di questo concetto è stato, durante il XIX Secolo, Jan Kollar, uno scrittore e politico slovacco del tempo. Kollar studiò per un periodo della sua vita in Germania, dove sentì per la prima volta il concetto di pangermanismo: da qui prese quindi spunto per creare una corrente simile adattandola però ai popoli slavi, chiamato, per l’appunto, panslavismo, enunciata nel 1836. In una delle sue più famose opere, Kollar descrive la sua ideologia attraverso una significativa frase: ‘Che sei tu? Ceco. E tu? Serbo. E tu? Russo. E tu? Polacco. Fratelli, cancellate queste parole. Da oggi scrivete: io sono slavo.’.

(Jan Kollar su un francobollo slovacco) 


L’obiettivo fondamentale di questa corrente risedeva nel far sì che tutti gli slavi, in seguito alle varie guerre e ad altre correnti (come quella del già citato pangermanismo e del Romanticismo) prendessero coscienza delle radici che li accomunavano, arrivando, come ultimo fine, a creare uno Stato nazionale Slavo, facendo leva sul fatto che le varie lingue slave, secondo la teoria di Kollar, fossero dei semplici dialetti dell’unica lingua proto slava. Quest’idea piacque anche ad altri filosofi e politici del tempo, tanto che, nel 1848, si tenne il primo congresso panslavo a Praga, presidiato dallo storico Frantisek Palacky e a cui parteciparono le nazioni che, al tempo, facevano parte dell’Impero Asburgico, ossia odierne Repubblica Ceca, parte della Slovacchia, Slovenia e Croazia (in cui vi era anche una piccola parte di serbi). In questa sede si creò anche la bandiera di quello che avrebbe dovuto essere lo Stato slavo, e si crearono addirittura delle divisioni teoriche su Piccolo e Grande Panslavismo, ovvero uno Stato slavo in cui l’Impero Russo, riconosciuto come grande conquistatore e quindi anche una minaccia per certi versi, dovesse essere o meno presente.


(La bandiera del Panslavismo: blu, bianco e rosso sono i colori slavi per eccellenza e si ritrovano nella maggior parte delle bandiere dei Paesi slavi in diverse posizioni e tonalità)


Se però il progetto del panslavismo aveva molti sostenitori e seguaci (addirittura anche il Regno di Jugoslavia utilizzò il panslavismo come principio cardine della propria creazione), non si ebbero conclusioni felici, e i motivi, ovviamente, furono politici ed economici, oltre che territoriali, essendo gli Stati slavi divisi in macro zone da altre nazioni. Chi avrebbe infatti dovuto essere la popolazione-guida di questo enorme ed unico Stato slavo? E, una volta deciso ciò, le altre popolazioni avrebbero accettato? O si sarebbero create tensioni e, più tardi, rivoluzioni sanguinarie?
E qui, cari lettori, torniamo quindi all'inizio del post, al primo paragrafo, in cui ho citato solo alcune delle guerre che hanno colpito gli Stati slavi e che sono state precedute da molti altri conflitti, come ad esempio, quello che vide protagonisti serbi, bulgari e macedoni agli inizi del ‘900, quando si stava ponendo fine alla dominazione ottomana nei Balcani in modo definitivo. Solo a metà del XIX Secolo si parlava di panslavismo e, dopo soli 50 anni dal Congresso, nella piccola Penisola balcanica, Stati slavi si stavano praticamente facendo una guerra tra loro. Nessuno ha mai detto di porre fine all’idea del panslavismo, un’idea che ancora oggi conta qualche sostenitore, semplicemente la questione è caduta da sé, in quanto, realmente, non ci sarebbero state possibilità di creare un’unione forte e duratura tra questi Paesi e queste zone, nel XX Secolo abbiamo la chiara testimonianza di ciò: la dominazione sovietica ad esempio, che molti Stati est europei han subito, ma che a nessuno o quasi è realmente piaciuta, idem la dittatura in Jugoslavia, che possono essere considerate sottomissioni di popoli slavi da parte di altri slavi e che han solo portato a un maggior inasprimento dei rapporti tra questi Stati e ad ulteriori guerre e conflitti, l’ultima di questi sta avvenendo sotto i nostri occhi, in Donbass.

(Una foto di militari bulgari risalente alla Prima Guerra Balcanica) 



Quindi, in fine dei conti, quanto è giusto parlare di slavi in modo generico? E’ una cosa che si può fare, o che rischia di causare reazioni poco piacevoli se lo si fa di fronte a una persona che viene da queste zone? La risposta, secondo me, sta un po’ nel mezzo: si deve fare tutto con cognizione di causa. Se andate in Polonia e, ignorandone la storia, chiamate un polacco russo o parlate in russo con le persone pensando di fargli un favore, state sbagliando; se andate in Slovacchia e chiamate il Paese Cecoslovacchia, state commettendo un errore; se andate in Croazia e dite di parlare serbo-croato, assicuratevi che la persona che avete davanti non sia un’ultra nazionalista. La denominazione ‘slavo’, per tanto, si può utilizzare generalmente ed è assolutamente corretta quando vi riferite a una persona che parla una lingua slava e che deriva da un Paese in cui questa sia la lingua nazionale, ma ricordate sempre che ogni Nazione, ogni Stato, ha una propria storia, ha una propria identità, e una cultura che si, è simile a quella degli altri Stati slavi, ma anche unica, che prima di essere slavi a loro fa piacere essere considerati polacchi, serbi, bulgari, ucraini. Anche per questo motivo è sempre meglio parlare di popolazione slava, lingua slava o cultura slava anzichè fare gaffes e pensare che tutto l’est Europa sia semplicemente Russia, che esista ancora la Jugoslavia e così via, perché questo, al contrario, è sbagliato e potrebbe causare forti disagi se non atteggiamenti ostili nei vostri confronti ;)

(Come ultima foto, una leggera che rappresenta lo stereotipo di slavo in generale, tuta Adidas, capello corto, vodka e posizione squat :)) 


Come sempre nella speranza di avervi portato un contenuto utile, vi auguro buona giornata 
Od vasa Samantocka 




Commenti